CISMAI - Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l'Abuso all'Infanzia
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Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l'Abuso all'Infanzia

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Vita del Coordinamento - Anno 2004

ASSEMBLEA 2003

Editoriale

Visto l’interesse suscitato dall’Assemblea Generale dei Soci che si è svolta il 24 maggio, abbiamo voluto dedicare questo numero de “Il Raccordo” ai lavori che ne hanno costituito il programma. L’assemblea si è svolta all’insegna della comunicazione, con l’introduzione di alcune novità, tanto nell’aspetto logistico che nei lavori. Infatti, dalla sede di Milano e da quella di Lamezia Terme un collegamento in videoconferenza ha permesso di “azzerare le distanze”, rendendo minimo il disagio dovuto agli spostamenti e facilitando la partecipazione dei soci residenti nelle aree settentrionali e meridionali più estreme del Paese.

Agli adempimenti di rito (approvazione del verbale precedente e del bilancio consuntivo, breve sintesi delle iniziative avviate dal Consiglio Direttivo e del lavoro delle Commissioni Scientifiche), si sono aggiunti due seminari di studio:
1) Rapporto tra intervento dei Servizi e Magistratura, curato e condotto in parallelo da Daniela Diano e Maria Teresa Pedrocco Biancardi e
2) Riorganizzare i Servizi in un sistema che cambia, condotto da Teresa Bertotti e curato da Bertotti e Carini. Nelle pagine interne pubblichiamo la sintesi di questi stimolanti interventi.

Sono seguite, la presentazione di esperienze significative ed innovative dei Centri e la presentazione dei neo-associati, che con la loro adesione motivata e consapevole, ci hanno fornito un’ulteriore conferma dei bisogni avvertiti di aggregazione, di condivisione, di visibilità e ci incoraggiano a proseguire sulla strada del coordinamento.

Franca Miola ha poi illustrato la bozza del documento sulla “valutazione ed attivazione della genitorialità” elaborato dalla Commissione Problematiche diagnostiche e terapeutiche, che speriamo di poter approvare nella sua forma definitiva in occasione della prossima assemblea.

Come potete vedere, attraverso un raduno dal carattere interlocutorio abbiamo voluto fare dell’assemblea un’occasione (non è l’unica) di conoscenza e di confronto tra i diversi soci del Coordinamento, il quale, per sua stessa natura, ha un minimo comune denominatore, dei valori condivisi ma anche delle diversità: verificare gli uni e le altre ci aiuta ad evitare false attese, confusioni e ambiguità ma anche a rafforzare l’identità culturale e scientifica dell’Associazione, la cui attendibilità è basata sullo studio, sui dati e sull’esperienza professionale, qualunque sia la direzione in cui soffia il vento.

Con questa consapevolezza intendo rappresentare il CISMAI al Congresso internazionale dell’ISPCAN, che si svolgerà a Varsavia dal 28 al 31 agosto e dove, assieme a Teresa Bertotti, presenteremo il documento che definisce i “Requisiti minimi dei Servizi che si occupano di maltrattamento e abuso all’infanzia”.

E a proposito di Congressi, vi invito ad affrettare le iscrizioni al nostro III Congresso, “Bambini che assistono alla violenza domestica”, che, come potete vedere dal programma, si prospetta fitto di lavori estremamente interessanti.

Daniela Diano
Presidente del CISMAI

NUOVE ASSOCIATURE
Durante l'Assemblea generale dei soci sono stati presentati i nuovi centri che sono stati associati nel 2002.
Si tratta di Coop Centro Giovanile Pilati di Melito Porto Salvo (RC) che gestisce un gruppo appartamento ospitante minori allontanati con provvedimento dell’autorità giudiziaria (responsabile dott. Melina Fotia); Piccolo Principe di Pescara con le comunità La Volpe (responsabile Fabrizio Speziale) e La Rosa (responsabile Roberta Salimi); Asl di Forlì con progetto di prevenzione abuso, sensibilizzazione insegnanti, formazione, azione di presa in carico e clinica; CTR di Catania, presentato da Daniela Diano, diretto da R. Galante, svolge attività di formazione e collabora con l'Università di Catania.
Cissabo, realtà piemontese di consorzio di comuni del Biellese, presentato da Merlino; Asl di Milano, presentata da Teresa Bertotti che illustra il servizio famiglia, infanzia, età evolutiva, articolato in cinque distretti in cui sono presenti: Unità tutela minori, Centro di terapia familiare, consultori familiari, Centri di psicoterapia per bambini e adolescenti, Centro sperimentale per il trattamento delle famiglie maltrattanti supervisionato da Eia Asen.

INFO CONGRESSO FIRENZE
Il programma definitivo del III Congresso nazionale CISMAI "Bambini che assistono alla violenza domestica” (Firenze 11,12 e13 dicembre 2003) si può trovare sul sito www.newtours.it/cismai2003. Ricordiamo che per usufruire della quota ridotta riservata ai soci è necessario essere in regola con le quote associative.
Per informazioni su iscrizione e sulle prenotazioni alberghiere è possibile rivolgersi all'agenzia Newtours: e-mail: cismai2003@newtours.it - Tel. 055-33611, oppure visitare il sito alla voce: INFO GENERALI.
Da settembre sarà possibile rivolgersi anche alla Segreteria Tecnica del Congresso presso l'Associazione Artemisia: cfranci@fol.it - telefono O55-6121306.

SEMINARIO POST CONGRESSUALE PER I SOCI
Nel pomeriggio del 13 dicembre 2003, finiti i lavori del III Congresso Nazionale CISMAI, sempre a Firenze, si terrà un seminario post-congressuale con Donald G.Dutton, (University of British Columbia, Vancouver, Canada): illustrerà i risultati dei suoi studi e ricerche, basati su un'esperienza pluridecennale di lavoro con i maltrattanti.
Il seminario è gratuito ed è riservato ai soli soci iscritti al Congresso e in regola con le quote associative. Per partecipare al seminario è necessario compilare la scheda d’iscrizione e inviarla per posta a NEWTOURS S.p.A. Via Augusto Righi, 8; 50019 Osmannoro - Sesto Fiorentino (Firenze) oppure per fax alla medesima agenzia (fax 055 3361350).

SEMEIOTICA MEDICA DELL’ABUSO
Il documento è il risultato del lavoro, durato due anni, di un gruppo di professionisti italiani afferenti all’area ginecologica, medico-legale e pediatrica.
Coordinatore e referente del gruppo la dott.ssa Maria Rosa Giolito ginecologa, responsabile del progetto “Cappuccetto Rosso” per la prevenzione e l’intervento sui casi di maltrattamento ed abuso sessuale contro i minori dell’A.S.L.4 di Torino, progetto associato al CISMAI. È rivolto a tutti i medici che lavorano con i bambini, nel tentativo di offrire uno strumento per un corretto approccio ai minori con sospetto di abuso sessuale.
Il documento sarà pubblicato sul numero di dicembre della rivista “Maltrattamento e Abuso all’Infanzia”, edita da Franco Angeli.

NUOVO PIANO INFANZIA
Il 4 luglio il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo Piano Infanzia, che recepisce molti dei suggerimento del gruppo di lavoro dell’Osservatorio Nazionale su “Tutela e cura dei soggetti in età evolutiva in difficoltà”, coordinato da Malacrea e Occhiogrosso. Invitiamo i lettori a prendere visione del testo sulla Gazzetta Ufficiale.
Al Piano Infanzia dedicheremo un commento nel prossimo numero del giornale.

COMMISSIONE MONITORAGGI
Nel precedente numero non sono stati riportati i lavori della commissione monitoraggi, che ha concluso la sua 2° raccolta dati. Ci scusiamo con la Commissione per l’inconveniente. Le informazioni saranno inserite nel prossimo numero

 

Intervento di Franca Miola sulla genitorialità

Intervenendo in occasione dell'Assemblea generale dei soci Franca Miola ha tracciato le linee guida per quanto riguarda la valutazione a attivazione della genitorialità. La definizione dei "criteri" relativi alla rilevazione delle competenze genitoriali ed alla possibilità di recupero delle medesime, ha detto Franca Miola, è riferita a situazioni in cui sono stati rilevati e sono in corso di valutazione comportamenti gravemente pregiudizievoli o di forte rischio rispetto al benessere del bambino: trascuratezza grave, maltrattamento fisico e/o psicologico, violenza assistita e abuso sessuale. Si ritiene, ha continuato Franca Miola, che la valutazione debba essere "globale sia dei minori che della famiglia e debba essere costituita da un percorso che abbia tempi e metodologie specifiche, che prevede il lavoro integrato di figure professionali diverse (psicologi, assistenti sociali, educatori, medici).

La valutazione psicologica va sempre connessa agli elementi che via via emergono dalla valutazione sociale e il lavoro di valutazione e di attivazione della genitorialità è complementare alla psicodiagnosi sul minore. I criteri da considerare nella fase di psicodiagnosi del minore per la valutazione e attivazione della genitorialità, ha proseguito Franca Miola, sono quelli desumibili dai vissuti profondi del bambino riferite alle figure genitoriali.

Le linee guida sono delineate considerando il percorso effettuato nei confronti dei genitori, per la maggior parte dei casi, a partire dal mandato del T.M o del T.O in termini di strumenti e tempi. Il tempo previsto si situa orientativamente intorno ai 6 mesi. Le fasi di lavoro individuate non sono da considerarsi rigidamente consequenziali e separate tra loro, ma essere realizzate in contemporanea.

In qualsiasi contesto l'obiettivo della protezione e della cura del minore, o comunque della salvaguardia dei suoi bisogni psicologici, è prioritario rispetto a qualsiasi altro obiettivo richiesto dalle circostanze, in accordo con le norme deontologiche.(dalla dichiarazione di consenso).

L'intervento di Franca Miola è proseguito con l'indicazione delle varie fasi; a partire dalla 'Esplicitazione alla coppia genitoriale e ai minori da parte dell'equipe multiprofessionale (I Fase), per proseguire con la II fase che riguarda la ricostruzione della storia di coppia e delle relazioni con le famiglie di origine attraverso colloqui psicologici clinici con la coppia.

Nella III fase si affronta la ricostruzione della storia personale e individuazione dei patterns di attaccamento attraverso colloqui clinici individuali, e/o con i membri della famiglia di origine; mntre ella IV fase si passa alla Psicodiagnosi individuale per il padre e la madre al fine di individuare il profilo psicologico di personalità di ognuno attraverso colloqui psicologici clinici, l'utilizzo di test proiettivi e test di rilevazione dei patterns di attaccamento.

La V fase prevede: la valutazione della storia della genitorialità, attraverso colloqui psicologici/clinici con la coppia genitoriale e la valutazione familiare attraverso diversi formati: sedute familiari, sedute con la coppia genitoriale, sedute con la fratria per comprendere in quali modi l'organizzazione familiare si è strutturata nel tempo.

L'osservazione della relazione genitore/figlio desunta da sedute di valutazione psicologica e/o dai diversi contesti di vita del bambino viene affrontata nella VI fase. I criteri i sono quelli relativi all'osservazione diretta dell'interazione genitore/figlio.

La VII fase è quella della valutazione delle capacità dei genitori di rispondere in termini collaborativi, lungo tutto il percorso, alle indicazioni ed alle proposte provenienti dagli operatori dei servizi.. La VIII fase è quella della Restituzione alla famiglia e della valutazione psicodiagnostica effettuata sui singoli membri della famiglia stessa, della strutturazione relazionale disfunzionale della famiglia, del danno arrecato ai minori. Infine, la IX fase che, ha concluso Franca Miola, è quella che riguarda prognosi e progetto di intervento.

 

Intervento di Teresa Bertotti e Angelo Carini

L'intervento di Teresa Bertotti e Angelo Carini è stato dedicato al tema "la riorganizzazione dei servizi in un sistema che cambia".
Riportiamo una sintesi. Dagli anni 90 vi sono stati consistenti mutamenti normativi che influenzano l'organizzazione dei servizi: in ambito sanitario, amministrativo, sociale e nello specifico dell'infanzia e della tutela. Non abbiamo qui lo spazio per analizzare tali mutamenti nel dettaglio ma ci sembra che essi abbiano dato luogo a cambiamenti organizzativi dei servizi su cui vogliamo riflettere, cercando di capire le diverse influenze e come tali mutamenti si manifestano sul territorio nazionale, condividendo prima di tutto le 'esperienza dei centri associati al Cismai. Abbiamo enucleato quattro piani che si concludono con domande aperte per favorire il confronto e lo scambio.

 

La questione del "ritiro delle deleghe"

Probabilmente sulla spinta della 285/97 e di alcune insoddisfazioni nel rapporto con le Aziende sanitarie locali (Asl) numerosi enti locali hanno ritirato le deleghe date all'Asl per la gestione dei servizi di tutela dei minori connessi al DPR 616 (art 23). Diventa importante interrogarsi oggi su quanto è esteso il ritiro delle deleghe e quali nuovi assetti ha prodotto e su quali sono le buone ragioni dell'una e dell'altra scelta.

 

Il tema dell'integrazione tra competenze sanitarie e sociali

Si ripropone con forza il tema dell'integrazione - separazione delle competenze sociali e sanitarie; il tema è in parte connesso al precedente se consideriamo che gli psicologi sono inquadrati nei ruoli sanitari e gli assistenti sociali (a.s.) nei comuni. Inoltre notiamo una tendenza 'schizofrenica' a livello normativo: da un lato si afferma che l'intervento nei casi di abuso e maltrattamento è una prestazione 'ad alta integrazione socio sanitaria' e si proclama come buona pratica la realizzazione di interventi integrati e sinergici, dall'altro le norme spingono a separare e irrigidire i confini professionali, istituzionali e finanziari. La ricomposizione degli interventi viene lasciata o ai singoli operatori, o alle dirigenze locali. Così come è accaduto in passato assistiamo a varie iniziative che a livello locale o regionale cercano di ricreare delle connessioni (tavoli permanenti, gruppi interistituzionali, protocolli di intesa, linee guida, nuovi tipi di équipes, formazioni congiunte…). Ora ci domandiamo che effetto stanno avendo i mutamenti normativi sui vostri territori (in particolare nella collaborazione tra a.s. e psicologi) e quali sono le forme di ricomposizione che si stanno 'inventando' nelle varie regioni?

 

Rapporto pubblico privato: terzo settore - governance - 'esternalizzazione' e privatizzazione dei servizi

Le normative nazionali ridisegnano l'intero sistema dei servizi sollecitando in modo consistente l'integrazione tra il settore pubblico e il terzo settore: nella realizzazione della 328 si parla di 'governance'. Il principi di sussidiarietà verticale con i temi del decentramento e il federalismo delega ampi settori delle politiche delegati all'autonomia regionale con forte accentuazione delle differenze regionali. Il principio della sussidiarietà orizzontale prevede invece la realizzazione del passaggio dal Welfare state al Welfare mix attribuendo all'ente pubblico una funzione forte sulla pianificazione e il controllo e meno impegnata nella gestione diretta dei servizi. Questi dovrebbero essere progressivamente erogati indifferentemente da gestori pubblici o privati, attivando un regime concorrenziale tra servizi, basato sul diritto del cittadino alla libera scelta, in un'ipotesti di un'economia di cosiddetto 'mercato'. A un livello generale dobbiamo riflettere sui rischi delle logiche 'di mercato' nel settore dei servizi e in particolare in che misura questo sia possibile e praticabile in un ambito come quello della tutela minorile così profondamente caratterizzato dall'essere una funzione pubblica. Nell'esperienza del Cismai la collaborazione del privato sociale con il pubblico è patrimonio 'storico e consolidato, che ha dato frutti particolarmente positivi. Quali differenze esistono oggi rispetto a ieri e quale ruolo può svolgere il terzo settore nella realizzazione delle politiche sociali? Nel panorama del Cismai, cosa sta già cambiando e cosa cambierà nella relazione tra privato e pubblico? E poi, come vengono considerati i rischi di introduzione di logiche tipiche del mondo profit nel campo dei servizi sociali, anche dal punto di vista etico e valoriale?

 

Lavorare per progetti

La 328 (e prima la 285) promuove e impone (per accedere ai finanziamenti) una modalità di lavoro per progetti, ovvero una prospettiva che implica una costante esplicitazione delle finalità e degli obiettivi degli interventi, un'analisi dei bisogni e un'indicazione delle azioni, valutazione dei costi e relativa valutazione sull'esito. Si tratta di un modo di operare nel sociale che in parte si discosta dai modi consolidati e diffusi nel mondo dei servizi maggiormente abituati a funzionare per ruoli e funzioni stabili. Sembra interessante capire quali influenze questa impostazione ha nella programmazione e nella gestione dei servizi, in particolare in relazione alla caratteristica di temporaneità dei progetti.

 

Intervento di Marisa Pedrocco Biancardi su magistratura e servizi

La tutela del minore è assegnata all'Ente Locale da un numero considerevole di disposizioni, a partire dalla Costituzione italiana (artt. 2. 3. 29. 30. 31. 34. 35. 37.), dal Codice Civile (artt. 147. 316. 330. 333. 403), dalla Convenzione O.N.U, dal Nuovo Diritto di Famiglia (L.151/75), fino alla L. 184/83, alla L.216/91, alla L. 285/97, al D.L. 286/98, fino alle più recenti disposizioni. Questa assegnazione di incarico obbliga ad un'integrazione tra il sistema dei servizi e il sistema giudiziario con la diversità di coinvolgimento richiesta a seconda che si tratti di giudiziario minorile, civile o penale, anche se le funzioni di tutela a favore del bambino non possono mai essere trascurate. Se sulla carta questa integrazione può apparire relativamente facile, nella prassi ordinaria non sono pochi i nodi problematici che possono emergere.

In alcuni casi si tratta di problemi interni al sistema giudiziario, e riguardano prevalentemente le lentezze nel passaggio di informazioni tra i tre sistemi, la lunghezza dei tempi delle procedure, la disarmonia distributiva tra i tribunali ordinarie i tribunali per i minorenni. Non si deve poi trascurare il fatto che l'accesso del sistema giudiziario all'informazione sul bambino è comunque limitato e parziale, non foss'altro che per l'uso delle trascrizioni, per cui anche i risultati delle audizioni protette giungono al giudice privi di quelle informazioni preziosissime che vengono forniti dalla comunicazione analogica, resa impossibile dalla trascrizione.

I problemi interni al sistema dei servizi sono di diversa natura:

  • sul piano organizzativo i tagli all'organico impongono la sovrapposizione dei ruoli, inducono la squalifica del tempo dedicato al confronto in équipe, producono solitudine nell'operatore, con la conseguente maggiore esposizione alle interferenze emotive; senza contare le persistenti difficoltà di relazione tra servizi tutela minori e servizi per gli adulti (SerT, C.I.M…) e la ancora lontana integrazione tra servizi sociali e sanitari;
  • sul piano epistemologico - metodologico, è ancora presente la tendenza a concentrarsi sul bambino senza ampliare l'attenzione al gruppo adulto significativo per lui e la conseguente tendenza alla lettura lineare delle situazioni, lo scarso ricorso all'utilizzo di liste di valutazione per sostenere le diagnosi, mentre il quadro complessivo di intervento è ancora spesso costruito su un modello adultocentrico e si è ancora tentati di sottovalutare l'approccio multidisciplinare;
  • sul piano operativo spesso gli interventi sono precipitosi o ritardati, c'è difficoltà a progettare in termini multidisciplinari, con la conseguenza che spesso il "caso" passa da un servizio all'altro; le relazioni di segnalazione non sono sempre chiare e documentate.
  • Le situazioni problematiche che si trovano a sostenere i due sistemi, non facilitano certo la complementarietà nella progettazione e nell'azione. Anzitutto non è sempre chiaro, a chi opera nei servizi, se la complementarietà tra i due sistemi, quello della magistratura e quello dei servizi di tutela, si svolga in posizione di simmetrica, perché quando le competenze psico-sociali si intersecano con quelle giudiziarie, non sempre sono in condizione di conservare ed esercitare la loro autonomia, quella prevista dalla 84/93 sull'Albo professionale degli assistenti sociali che recita espressamente: "nella collaborazione con l'autorità giudiziaria l'operatore agisce con autonomia tecnico - professionale". Quale spazio di autonomia professionale ha un ausiliario nell'audizione protetta? E uno psicoterapeuta rispetto al dovere di sostegno del bambino nel delicato passaggio da vittima a testimone? Quale spazio diagnostico è possibile ad uno psicologo circa la compatibilità tra il percorso emotivo del bambino e la fatica dell'audizione?

    Luigi Fadiga presidente di Corte d'Appello di Roma, sezione Minori afferma che non è nemmeno pensabile un intervento in materia civile minorile, senza i servizi che ne sono parte integrante. Su questa linea sono tutte le indicazioni legislative, ma probabilmente l'esperienza deve ancora crescere molto. Una risorsa a cui ultimamente si sta facendo ricorso per facilitare i rapporti interistituzionali nella tutela dei minori, è costituita dalla stesura di protocolli.

  • Le regioni Calabria, Campania, Emilia Romagna, Piemonte (2000) Veneto (L.41/97 sulla violenza sessuale e la prostituzione minorile) si sono provvedute di protocolli tra servizi, finalizzati alla costruzione della rete;
  • Lazio e Piemonte (1995) hanno costruito protocolli tra i tribunali;
  • Il Veneto con una circolare ha dato indicazioni procedurali per la collaborazione tra servizi e tribunali, riconoscendo ai servizi competenze riguardo alla prevenzione, all'individuazione e al trattamento del rischio.

    Per concludere, possiamo dire che i rapporti tra magistratura e servizi nella tutela dei bambini e dei loro diritti costituiscono un percorso che deve essere continuamente esplorato e verificato, perché non possono prescindere dalla continua rivisitazione di problemi che, prima di essere operativi, sono culturali, di pensiero e di indirizzo.

 

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